Transizione energetica: a che punto siamo?

Data: 21 May. 2026

In questa partita il futuro passa dai territori. L’incontro del 16 aprile a Palazzo Zorzi a Piove di Sacco ha fatto il punto sul ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili nel Veneto e sulle opportunità già aperte per la Saccisica.

La transizione energetica non è più un tema lontano, riservato ai grandi tavoli internazionali o alle strategie europee. È una scelta che riguarda territori, comunità, famiglie, imprese, enti locali. E questo la Saccisica lo sa bene, perché la riguarda e ne è coinvolta.

La Fondazione di Comunità della Saccisica ha scelto di farne, fin dalla propria nascita, una delle direttrici del proprio lavoro: accompagnare il territorio verso un modello di sviluppo più sostenibile, che tenga insieme ambiente, economia e comunità.

 

Da dove si parte per costruire un cambiamento reale?

Anche dall’informazione, dalla condivisione e dalla partecipazione. Il 16 aprile, a Palazzo Zorzi, a Piove di Sacco, la Comunità Energetica della Saccisica e la Fondazione hanno promosso un incontro pubblico sulla transizione energetica nel Veneto, con la dott.ssa Elisa Venturini, Assessore regionale all’Ambiente, la dott.ssa Roberta Toffanin, componente del Consiglio di amministrazione del GSE, e l’arch. Andrea Sacchetto, esperto di energie rinnovabili.

 

Che cosa è emerso?

Che la transizione energetica non è solo una questione tecnica, ma la risposta a tre crisi che si intrecciano: quella climatica, quella energetica e quella geopolitica. Le strategie europee indicano la direzione, dalla riduzione delle emissioni entro il 2030 alla neutralità climatica fissata per il 2050, ma è nei territori che questi obiettivi diventano realtà.

 

Ed è qui che entrano in gioco le Comunità Energetiche Rinnovabili. Comunità Energetica significa trasformare cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni da semplici consumatori a protagonisti attivi del sistema energetico: produrre energia rinnovabile sul territorio, condividerla a livello locale e fare in modo che il valore generato resti dentro la comunità.

È chiaro che una CER non è soltanto un impianto fotovoltaico condiviso, può diventare una piattaforma economica territoriale che porta molti vantaggi: riduzione delle bollette, accesso a incentivi garantiti nel lungo periodo, nuovi servizi energetici, maggiore autonomia dalle instabilità dei mercati. A questo si aggiungono ulteriori opportunità, dalla mobilità elettrica ai sistemi di accumulo, fino agli interventi di efficienza energetica.

 

C’è poi un aspetto sociale decisivo. Una CER può contribuire in modo diretto al contrasto della povertà energetica, redistribuendo valore e offrendo strumenti come il “reddito energetico”, che permette alle famiglie più vulnerabili di beneficiare dell’energia rinnovabile senza sostenere costi iniziali. L’energia, in questo senso, non è solo una bolletta da pagare: può diventare welfare di comunità, inclusione, sostegno concreto alle fragilità.

Non solo. Le Comunità Energetiche rappresentano anche un modello coerente con i criteri ESG: sostenibilità ambientale, inclusione sociale e governance partecipativa. Un modo per costruire sviluppo locale non solo più verde, ma anche più equo e condiviso.

 

E la Saccisica? Ha tutte le condizioni per giocare questa partita. Il territorio dispone di superfici già urbanizzate, tetti, edifici pubblici, capannoni e spazi produttivi che possono essere valorizzati senza nuovo consumo di suolo. Le analisi presentate indicano un potenziale significativo: un’area di 10 Comuni e circa 80 mila abitanti, dove produrre energia locale, consumarla sul territorio e trattenere nella comunità una parte importante del valore economico generato.
Il caso locale dimostra che questo modello non è astratto. La Comunità Energetica della Saccisica è già costituita e operativa: conta circa 110 soci, con un buon equilibrio tra consumatori e produttori, e una potenza di 1,6 megawatt pronta a sviluppare progettualità sul territorio e ad accedere agli incentivi disponibili.

La domanda, allora, non è più se la transizione energetica arriverà. La domanda è: vogliamo essere spettatori o costruirla insieme?