Intelligenza artificiale, la sfida che il territorio non può perdere

Data: 20 Aug. 2026

In questo articolo affrontiamo un tema che riguarda sempre più da vicino le nostre imprese e i nostri territori: l'intelligenza artificiale, e le sue implicazioni per chi fa impresa.

Ci siamo abituati in fretta alla nostra assistente più fedele: l'intelligenza artificiale. La usiamo per scrivere, creare immagini; in medicina analizza esami e tracciati, nella ricerca confronta studi e dati, nell'industria previene guasti, in agricoltura controlla colture e consumi. È negli uffici, nelle scuole, nelle amministrazioni, nelle imprese. 

Forse la domanda giusta non è più dove sia arrivata, ma dove non sia ancora entrata.

Ne abbiamo parlato con Dario Da Re, direttore dell'Ufficio Digital Learning e Multimedia dell'Università di Padova e docente di sociologia, da anni impegnato in progetti di formazione assistita dall'AI.

 

Molto più di ChatGPT

Il concetto di intelligenza artificiale nasce negli anni Cinquanta, ma la svolta è arrivata il 30 novembre 2022, quando OpenAI ha deciso di aprire al pubblico uno strumento fino ad allora riservato a un mercato B2B tra addetti ai lavori. "Milioni di persone si sono rese conto che eravamo di fronte a una vera rivoluzione - spiega Da Re. Per la prima volta nella storia una tecnologia non serve ad alleggerire i lavori di fatica, ma affianca direttamente il lavoro della conoscenza, quello intellettuale". Un cambiamento che, secondo Da Re, toccherà in modo pesante l'intero mondo del lavoro, solo in Italia parliamo di un milione di insegnanti, otto milioni di studenti universitari, tre milioni e trecentomila dipendenti pubblici.

 

Non è solo velocità

All'Università di Padova il progetto Lucrez-IA è usato ogni giorno da oltre quattromila persone per analisi documentale, sintesi di norme, produzione di delibere e regolamenti, con tempi di lavorazione ridotti anche del 200-300%. "Quando è uscito il bando ministeriale per le scuole, in un pomeriggio ne ho preparati dodici diversi. Con gli strumenti tradizionali non ne avrei completato uno. Ma il punto non è solo lavorare più in fretta, ma liberare tempo per le decisioni che richiedono esperienza e capacità di giudizio”.

 

Il rischio da evitare

"Il rischio è ripetere l'errore della prima digitalizzazione degli anni Novanta, quando abbiamo trasferito sul computer gli stessi procedimenti cartacei, mantenendone tutte le rigidità. Con l'AI non basta automatizzare quello che già facciamo, bisogna chiedersi se abbia ancora senso farlo allo stesso modo". Un cambiamento che, ricorda, riguarda anche il modo in cui i dati vengono archiviati: non più il classico database relazionale a righe e colonne, ma un archivio vettoriale - un salto concettuale non banale per chi ha sempre ragionato per caselle e categorie.

 

Un'occasione, non solo per le imprese

Secondo un dato Eurostat di maggio, l'Italia è terzultima in Europa per adozione dell'AI da parte dei cittadini, mentre le imprese italiane, pur sotto la media, sembrano aver compreso l'importanza dello strumento più delle istituzioni. Da Re lo definisce "una sorta di ultimo treno" per il Veneto. Ogni anno la regione perde circa due miliardi di euro di PIL potenziale con la fuga dei laureati - settemila giovani solo nel 2024 - contro Dublino, Londra, Berlino, la Catalogna, l'Île-de-France, le aree dove gli investimenti tecnologici sono più alti.

"Non servono necessariamente grandi investimenti, anche una piccola impresa può partire da un problema da risolvere: un documento difficile da consultare, un passaggio che assorbe troppo tempo, una conoscenza aziendale che rischia di andare perduta. La domanda giusta non è "quale piattaforma dobbiamo acquistare", ma "dove perdiamo oggi tempo, informazioni o opportunità".

 

Un'opportunità per il territorio

A San Bellino, piccolo Comune del Rodigino, Lucrez-IA è già usata anche dai cittadini, che possono ottenere informazioni senza cercare tra migliaia di delibere e pagine del portale della trasparenza - un'istituzione che anticipa le domande invece di aspettarle. Un esempio che riguarda da vicino anche la Saccisica, dove la Fondazione mette in relazione imprese, Comuni e realtà impegnate nel welfare, nel turismo, nelle comunità energetiche e nello sviluppo locale.

"Le imprese ne hanno capito le potenzialità più in fretta delle istituzioni, ma una singola azienda o un singolo Comune non possono affrontare da soli investimenti e scelte così complessi - avverte Da Re, citando anche i bandi regionali (5,8 milioni di euro per gli enti locali) e ministeriali (100 milioni per le scuole) che rischiano di disperdersi se ogni ente sceglie da solo strumenti diversi, senza una strategia comune. Servono competenze condivise, strategie territoriali e luoghi di confronto: è qui che la Fondazione può aiutare i soci a non procedere in ordine sparso.

 

I dati, le nuove infrastrutture

Per anni abbiamo pensato allo sviluppo attraverso strade, ponti e reti energetiche. Oggi si aggiungono infrastrutture meno visibili ma decisive: i dati. "Il tema non è solo dove vengano conservati, ma chi li controlla e secondo quali regole - spiega Da Re - richiamando anche il concetto di "sovranità del dato". Non conta solo dove risiede fisicamente un'informazione, ma chi ne gestisce l'accesso e l'uso.

 

Formazione, non improvvisazione

Da Re mette in guardia anche dalla formazione improvvisata: il settore cambia così in fretta che si va a letto con una novità e al mattino quella stessa novità è già vecchia. Il 95% dei corsi di formazione, osserva, parla solo di ChatGPT, che è appena uno delle migliaia di modelli disponibili: "Non esiste il modello migliore in assoluto, ma quello più adatto a raggiungere l'obiettivo con il minimo sforzo. Anche per questo - sottolinea - le scelte tecnologiche dovrebbero essere fatte a livello di sistema territoriale, non della singola scuola o del singolo Comune. L'AI può sbagliare, e la responsabilità resta alle persone”.